Oggi giorno intero trascorso nel parco nazionale di Samburu che si sviluppa sulla sponda del fiume perenne Ewaso Ngiro. Giriamo dalle 7 alle 10; gli scenari sono più suggestivi degli animali che incontriamo.
Il fiume ci appare in tutta la sua bellezza con le numerose isole di sabbia dovute alla scarsità di acqua, ci appare ora con uno stuolo di Marabù ora con la leonessa …… famosa per aver adottato un’antilope, ora con elefanti.
Non voglio raccontare i vari incontri in sequenza come se facessi un elenco ma dirò che nella giornata gli incontri più belli sono avvenuti con lo sfondo del fiume e soprattutto hanno per soggetto gli elefanti che qui sono veramente tanti e si lasciano avvicinare in un modo incredibile . Naturalmente abbiamo visto babbuini, scimmie dalla faccia bianca (che la nostra guida chiama “velvet” e qualcos’altro), bufali, giraffe, dik dik, nessun predatore tranne la solitaria leonessa citata. Avvistiamo decine di aquile, avvoltoi e uccelli bellissimi di ogni tipo, alcuni cantano soavi cinguettii .
Tra il primo ed il secondo game abbiamo visitato un villaggio samburu appena fuori dal parco. La solita minestra per turisti, ma con spunti sempre interessanti perché comunque loro li ci vivono veramente ed è comunque questo un modo per ritrarli ed entrare in contatto con loro, anzi forse questo è l’unico modo in così poco tempo (peccato che mi si è guastato il tele).
Raffaella ha ballato con le donne Samburu muovendo il collo come per fare entrare degli anelli dalla testa, ha fatto anche degli acquisti di collane varie ed è molto soddisfatta. I bambini sono sempre un capitolo apparte e ne ho ritratti numerosi.
Qui la savana è bellissima fitta di acace, il bush è sabbioso, morbido, tanto che alza un polverone fittissimo. Ha fatto veramente caldo ma le docce effettuate da gnudo senza asciugamano in un catino dove c’erano i miei panni da lavare, hanno sortito un piacevole effetto.
La cena è stata come al solito suggestiva e amichevole, Rae ha fraternizzato con un Samburu che le ha dedicato una canzone che risuonava struggente nel campo e contribuiva a creare una magica atmosfera africana.
Pubblicato ilsettembre 18, 2004
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