In viaggio verso il cuore di Kenia

Pubblicato ilsettembre 19, 2004

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Siamo partiti dalla nostra location nella Samburu national riserve alle 7.45, salutati i nostri amici che rimangono lì ad attendere un’altra ciurma di pazzi come noi passiamo rapidamente through the park e ci dirigiamo vs. nord. Appena usciti dal gate troviamo un centro abitato per le dimensioni che stiamo incontrando abbastanza esteso in verità: ARCHER POST.

Lì compriamo il pane e ci guardiamo intorno nel trambusto delle 8 di mattina, è tutto un movimento e un incrocio di colori.archer-post

sosta-villaggio-samburuIniziamo la rapida marcia a bordo della nostra Toyota 4×4 Grand Cruise sulla TRANS EAST AFRICAN HIGHWAY. Nicos guida veloce e la strada polverosa e sassosa sobbalza e sbrecciala al nostro pesante sfrecciare. Man mano ai lati sempre più desert savana dai  rovi aridi incrociamo greggi di pecore o mandrie condotti uno o due umani , di solito samburu  che sotto al sole cocente dirigono le bestie con un bastoncino rinsecchito alto anche due metri.

La strada scorre tra massicci rocciosi che sembrano le MESE dell’Arizona, il paesaggio è maestoso quanto scarno, essenziale e mastodontico. Nicos ci indica 2 isolette rocciose che i locali chiamano TOM & JERRY perché li rassomigliano.

 Scorriamo per circa 4 ore e oltre tra lande riarse sempre più deserte e prive di vita, anche di DikDik sembrano volervi scappare, le uniche piante che crescono sono  spinosissime Acacie praticamente prive di foglie che hanno adattato il loro vivere alla Stagione arida.

Ci fermiamo per un guasto che  viene riparato al volo dalle nostre abili guide, 20 minuti fermi sotto questo sole ci siutano a capire quanto siamo fortunati ad avere un mezzo a scoppio.

ragazza-samburu

Infatti io e papà non riusciamo proprio a spiegarci come fanno i samburu e in generale le persone che incontriamo lungo la via a camminare per chissà quanti chilometri  per raggiungere dei luoghi “animati”. Qualche tipico villaggio Samburu si affaccia ad interrompere la desolazione così tristemente priva di vita, colore, varietà. Incontriamo due bellissime ragazze samburu di circa 15 anni che ci offrono di farsi fotografare in cambio di denaro (100 KhS), noi accettiamo e oltre a fotografare ci informiamo sulle loro vite , una delle due è sposata, infatti mi spiega Nancy che le ragazze sposate hanno legata ai lobi peirced una catena che passa sotto il mento e che collega un’orecchio all’altro.

 Dopodiché ripartiamo per fermarci poco dopo in un piccolo villaggio chiamato MERILE dove scattiamo qualche foto, e beviamo una coca-cola a temperatura….ambiente.

Verso le 14 ci fermiamo per mangiare e siamo oramai arrivati all’entrata del National Marsabit Park. Consumiamo il pranzo all’ombra di un patio di fronte alla casetta di guardia del parc. Siamo veramente lontani dal mondo, tutto sembra così FARAWAY, ho una pessima esperienza con una latrina che mi disturba decisamente l’appetito.

Sbaracchiamo il tutto e  entriamo nel parco, inseriamo la TRAZIONE INTEGRALE al nostro mezzo e ci arrampichiamo per un quasi sentiero pieno di massi e di fossato incluso.

Il paesaggio da arido e spoglio diventa man mano sempre più rigoglioso, stiamo salendo sul CRATERE del vulcano Marsabit. Arrivati quasi in cima è bosco e poi fitta boscaglia, foresta, mille profumi, tante specie di alberi alcuni di essi mai visti prima con delle strane masse filamentose color verde acido che pendono dai rami, altri con liane che come dita si aggrovigliano agli alberi vicini formando stupefacenti intrecci di disegni.

Arrivati finalmente sulle pendici del cratere è MERAVIGLIA!

Vediamo il lago Paradiso, scendiamo dal fuoristrada e passeggiamo fino alla riva, la quale in periodo di secca rende il lago molto piu ridotto del normale ci spiega Nicos.

Le spiagge del lago sono popolate da bufali e da leoni,  da questa posizione si può vedere tutto l’ex vulcano e le pareti all’interno sono ricoperte di fitta boscaglia  verde smeraldo, mentre all’orizzonte esteso aldilà del profilo della montagna e tutto intorno per silometri e silometri un’infinita arida desolazione che alle nostre spalle si affaccia ricordandoci che questo paradiso è un’eccezione  ma la normalità è deserto.

Risaliamo a bordo e ci spostiamo lungo il margine del cratere per godere di diverse prospettive,  al di sopra del lago volteggiano decine di avvoltoi.

Iniziamo la discesa dal vulcano attraverso il bosco che sempre più ci cattura con i suoi mille profumi freschi dalle fragranze corpose. Esplode ai nostri occhi il Fireball lillis  un fiore dall’aspetto tondo rosso come un esplosione di fuochi d’artificio  dal gambo succoso, prima  ne vediamo uno ogni tanto, poi man mano che scivoliamo giù nell’ombra smeraldo se ne affacciano decine, fino a creare dei cuscini che tappezzano gli angoli di bosco dove i raggi del sole riescono a penetrare l’incanto. Ne subisco la magia e  il richiamo della natura diventa sempre più forte come più denso si fa l’odore del sottobosco e aumenta in me la voglia di scendere dalla macchina e tuffarmi tra le foglie e il prato. Così quasi per miracolo non ho capito bene come , sbuchiamo su un altro lago, ancora più scenico dell’altro, su una riva c’è un lodge di amici di Nicos. Ci è infatti consentito piantare le tende proprio di fronte al lago. La vista è meravigliosa, sembra un quadro anche queste sponde sono ricoperte di verde. Dalla parte in cui ci troviamo noi un’po’ rialzata rispetto all’intero lago si possono vedere branchi di bufali e di elefanti. Di fronte a questo spettacolo naturale  mi bevo una buona cara tusker che accompagniamo ad uno sigaro del caro Federico, compagnero Andaluso mentre sediamo ad un tavolino  sul patio del lodge  terrazzato, rimirando spensierati le nuvolette che sembrano sprazzi di vernice dipinti apposta dal pittore di questo quadro.

Diamo un occhiata al cielo notturno per vedere se troviamo la cruZ, ma neanche stasera riusciamo però in compenso trovo nella veranda della nostra tenda una ciurma di cavallette imbizzarrite di varie specie e colori. Qui sembra che ve ne siano a migliaia e in generale ogni tipo di insetto, il tutto ha dimensioni africane ossia maiuscole!

Ceniamo, dopo giorni in un interno, dentro il lodge  caldo e di gran lusso soprattutto per il Kenia, soffitto in travi antiche su cui squittiscono allegre famiglie di pipistrelli curiosi, luce artificiale, telefono, tv, sembra tutto così inconsueto ora che sono disabituata a ciò, mi sento un po’ DERSU UZALA. La cena trascorre in allegria tra una chiacchiera e l’altra con Nicos che ci racconta dei serpenti che vedremo forse (speriamo di no!) e gli scorpioni che potremo incontrare in Kalacha e su strane usanze di tribù varie. Una cavalletta assai socievole chiacchiera con noi in braccio , anzi in mano, a Frank, sembra davvero che voglia partecipare alla conversazione.

Ma appena Nicos ci dice che stanno per spegnere il generatore che da luce e acqua calda a tutto il lodge ci catapultiamo nelle tende per dormire al suono di babbuini, varie specie di Ndege, il vento che stormisce le foglie…..

 

Pubblicato in: Il diario