Ci svegliamo di fronte al lago sul cratere sokorte gof ….. , ma sorpresa non si vedono animali e la mattinata è livida e fredda assai, ripieghiamo le tende e facciamo sosta a Marsabit città; prima alla banca che è di grandi dimensioni, con tanti sportelli (non tipo negozietto monolocale come mi aspettavo in una città nel deserto). Ci sono tanti impiegati che si muovono tanto ma con scarsi risultati visto che per cambiare a Frank e a Federigo(contanti), e a me (carta VISA), impiegano più di mezz’ora.
La città di Marsabit è terrosa, o meglio a me ha fatto questo effetto a causa delle strade non lastricate, appare molto sparsa, con un unico brevissimo tratto di via principale con negozietti, l’aria è fredda e cerchiamo un caffè. Tutti gli “hotel” hanno solo chai; il secondo al quale ci rivolgiamo, contraddistinto da una scritta “THREE STEER”, che ci sembra pretenziosa in quanto ricorda three star ( poi scoprirò che significa i tre manzi giovenchi), per non perdere i clienti dice che ci procurerà il caffè: lo apettiamo a lungo ma è bello sedere in un autentico locale del nord Kenya, vedere il retro con l’aia con animali liberi , altre abitazione dove si aggirano donne e bambini e in fondo un bel bottino puzzolente che mi ricorda tanto quello dei Giorgi anni ’50. Oltre al caffè, che consiste in bustine di Nescafè comprate al duka a fianco, assaggiamo delle ottime SAMOSA……
Poi accompagnati da un boy di nome Mohammed appartenente alla tribù Boran ma civilizzato, andiamo per vedere i SINGING WELLS (pozzi cantanti). La strada è lunga impieghiamo quasi mezz’ora in salita su una polverosissima strada percorsa da mandrie di bestiame sempre più numerose, ci sono anche tanti asinelli che salgono trasportando taniche per acqua vuote.
All’arrivo un mare di bestiame, anche asini e cammelli e una moltitudine di coloratissimi Borana, Somali e quant’altro: è uno spettacolo! Bellissimi giovani appollaiati all’interno del pozzo a varie altezze su una sorta di trabattello, di scala, si passano taniche gialle tagliate appositamente, colme di acqua cosi che con questa pompa umana arriva in superfice in una vasca e scorre in una lunga canala, come una mangiatoia, dove il bestiame a turno si accalca per bere. L’attesa per gli animali è enorme e ogni due giorni da tutto il circondario i pastori conducono il bestiame all’abbeverata; quest’acqua è gratuita in quanto i boys che tirano su i secchi sono figli dei proprietari delle mandrie. Mentre tirano su l’acqua, per vincere la monotoniae la ripetitività del gesto cantano e il canto suggestivamente rimbomba nel pozzo fresco e profondo.

Paghiamo per fotografare ma ne vale la pena, i visi, i fisici, la situazione, il colore sono stupendi, ne vale proprio la pena.
Anche il ritorno in mezzo ai buoi, giocando con loro e carezzandoli, (sono gentili si fermano e ti danno sempre la precedenza), è stupendo.
A Marsabit compriamo altri 5 litri di acqua imbottigliata e via.. per una strada, ora petrosa, verso Kalacha .
Ci fermiamo quasi subito per il pranzo, all’ombra di alcune acacie in un terreno tipo ghiaia di lava nera; fa caldo ma non è ancora niente. Ripartiti, man mano che procediamo ad andatura sostenuta, il paesaggio fa tanti mutamenti, le acacie lasciano il posto a cespugli completamente secchi e alberi che non hanno foglie,sempre meno stecchi. Poi le rocce e i sassi neri lasciano il luogo ad un terreno costituito da una crosta dura, crepata, che al tatto si sgretola e lascia intravedere la stessa terra ma meno dura. Tutto diviene completamente piatto, non si vede più un avvallamento, una increspatura, più un cespuglio: un biliardo vastissimo di crosta di terra; si intravedono solo alcuni struzzi solitari e un paio di volte pastori RENDILE che appaiono dal nulla; uno ci ferma e chiede una bottiglia d’acqua, saluta e se ne va; è in costume ma non oso fotografare .
Continuiamo in questa piatta desolata con un caldo che ci fa addormentare; ora la crosta del terreno appare bianca per il sale, la guida ci spiega appunto che CHALBI vuol dire cristallo di sale.
Infine uno spettacolo nuovo: centinaia di cammelli a branchi, ognuno con uno o più Rendile in costume rosso con tanto di lancia che li conducono e un cammello adulto che fa il capofila e rimane isolato e in posizione sempre avanzata.
Vederli su questo deserto piatto è bellissimo, è uno spettacolo emozionante, sono proprio tanti.
Successivamente la piatta è interrotta da un serpente di roccia nera vulcanica e i primi palmizi annunziano un’oasi; vediamo proprio un laghetto oblungo di acqua azzurra con trampolieri e palme; ovunque gente, capanne, banda di lamiera, case in muratura, negozietti, chiesa cattolica… siamo a KALACHA.
Il campo è ospitale con bella doccia e piscina alimentati da una pompa mossa dal vento ( che soffia fortissimo) con biella e manovella in bella mostra che sbuffando e perdendo pompa acqua a tutto andare.
Nella piccolissima piscina ci ristoriamo, siamo proprio di buonumore e FREDERIGO con il suo Wiskey, che ci scoliamo fino alla fine, fa cambiare in meglio l’atmosfera. Riusciamo anche a fare il bucato; dopo cena andiamo a piedi alla Chiesa ad assistere ad alcuni canti religiosi di ragazzi e ragazze, impressionante la voce solista femminile.
Poi la notte, il cielo è stellato, il vento forte ma caldissimo, in tenda non si può stare (ora capisco perché gli altri non hanno montato il sovra telo della tenda), scrivo all’aperto volentieri, Rae è in piena crisi perché un ragno è nella tenda , non riusciamo a trovarlo. Cani abbaiano in lontananza, quanti cambiamenti di ambiente in pochi giorni, quante cose straordinarie stiamo vedendo, sono nel bel mezzo del CHALBI DESERT nel cuore dell’AFRICA NERA E’ MERAVIGLIOSO. Oggi vedendoli mi chiedevo come può questa gente vivere qu,i dipendendo interamente dal sangue e dal latte del cammello, ci sono proprio tanti modi di vivere.. ma questa notte all’aperto, scrivendo sotto un vento che è l’unico ristoro al caldo, è veramente magica:
VIVA AFRICA
Pubblicato ilsettembre 20, 2004
0