Loyangalani

Pubblicato ilsettembre 21, 2004

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Sono sdraiata su di un lettino di legno in una capanna fatta dalle donne del posto con foglie di palma come usa qui e fuori è incessante il rumore del vento del Turkana che mai smette a limite rinforza, di fronte il lago di Giada che silente assiste.

 

Siamo partiti questa mattina dal nostro campsite nel Chalbi desert dopo avere smontato le tende e fatto colazione, mentre andavamo ci siamo fermati a visitare una chiesetta nel villaggio (Marsabit) dove c’erano delle splendide coloratissime illustrazioni della bibbia in stile etiope veramente impressive,  anche la chiesa in mattone molto  graziosa.

Usciti  dal villaggio ci siamo immersi di nuovo nel deserto sempre più sabbioso sempre più deserto.

Di tanto in tanto incrociavamo bimbi Gabra branchi di cammelli e bestiame sparso. Il deserto ha man mano cambiato varie forme da Marsabit al Turkana; dune, cespugli, rovi, orizzonti illimitati e vuoti comunque ricorrenti.

Ci siamo fermati pressappoco a metà strada in un villaggio di nome NORTHHORK, li ho fatto delle riprese e abbiamo comprato una saponetta in un Dukka fatto di foglie di palma tenuto da una signora anziana che non parlava inglese per dirci il prezzo ci ha mostrato i soldi che le dovevamo dare.

Il paesino aveva una moschea e una chiesa altrettanto maestose, mi ha detto Nicos che stanno infatti lottando per accaparrarsi le anime dei devoti , il risultato è che ovviamente la gente locale si ritrova un po’ confused. Dopo una economica Tusker beer ce ne ripartiamo soddisfatti.

 

Il viaggio prosegue per altre 3-4 ore l’ultimo tratto è veramente duro da attraversare anche solo con la jeep, l’ultimo deserto che incontriamo è quello di pietra. Il paesaggio qui è spettrale sa di morte ancora più che di mancanza di vita, mi aspetto da un momento all’altro di incontrare la carcassa di qualche animale o qualche anima dannata che vaga impenitente…

Il vento si fa sempre più soffocante e persistente, caldo, asfissiante e polveroso, la strada praticamente non c’è. Arranchiamo lentamente tra enormi sassi appuntiti color grigio-fumo, non c’è nient’altro, sassi e solo sassi ovunque, l’unica vegetazione presente è una forma di  Acacia completamente priva di foglie che nonostante mostri  di essere fatta solo di rami secchi  spine erte (attraverso le quali si nutre ) ha dentro linfa vitale, unica forma di sopravvivenza in questo habitat estremo.

Anche noi resistiamo con difficoltà infatti io dormicchio  per ammazzare le ore e il tragitto maledettamente caldo  (soprattutto tra le 12 e l’1!)  e infernale , dall’aspetto SPETTRALE E AGGHIACCIANTE  anche se brucia.

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Papà ad un certo punto mi sveglia, finalmente si inizia a vedere a distanza il lago che ha dato motivo al suo viaggio interiore ed esteriore; siamo arrivati al TURKANA LAKE.

Scendiamo a fare l’ennesima pipì (visto che in questo clima umido e rovente beviamo tutti come dromedari in siesta) e un paio di foto al panorama. Papà è molto emozionato nonostante la stanchezza che ci opprime, siamo in un punto rialzato da cui si intravede il grande lago, ma ancora troppi sassi dobbiamo attraversare prima di toccarlo.

 

Finalmente arriviamo a LOYANGALANI  il paese più grande in verità l’unico da queste parti.

Il panorama ritorna sabbioso con molte palme, la gente del paese come sempre si sbraccia per salutarci, soprattutto i bimbi.

Superato il paese dopo circa 3-4 kms arriviamo finalmente a destinazione.

Il campeggio questa volta è una sorta di lodge fatto di capanne di palma molto accoglienti lungo la riva del lago, ma distanti quel che basta per evitare il rischio coccodrilli. Vi sono delle doccie bollenti nascoste in delle cabine fatte di foglia di palma che ricevono l’acqua dal lago, ma facendola passare prima attraverso un tubo nella quale raggiunge temperature da cottura.I bagni sono a cielo aperto anch’essi in capannine di foglie e una graziosa area per mangiare e chiacchierare,il tutto rigorosamente in legno e palma e costruito con gusto.

Prendiamo posto nelle capanne, mangiamo e poi subito a refrigerarci nel lago, in teoria, anzi in verità il Turkana è infestato dai coccodrilli ma di fronte al nostro passaggio è stata sistemata una rete per circoscrivere una piccola area dove è possibile immergersi senza pericolo. Ci tuffiamo tutti anche Nicos e per sfidare la sorte (o il lago?o i Crocos?) superiamo di pochissimo la rete di sicurezza ma in realtà ce la facciamo tutti sotto dalla paura. Usciamo dall’acqua e abbiamo un oretta per riposare, medito in riva al lago papà riposa nella hut c’è chi fa il bucato chi sonnecchia all’ombra.

Alle 16.30 c.ca il sole è ancora forte, il vento non smette mai. Partiamo per Loyangalani per fare un giro nel villaggio, Nicos ci avverte di stare attenti ai PLASTIC BOYS dei ragazzi che per guadagnare

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 due soldi  ti si attaccano addosso spacciandosi per guide locali imponendosi di guidarti in giro per il paese.

Manco a dirlo appena scendiamo dal fuoristrada ci sono alle costole, non ci danno tregua e non hanno alcuna intenzione di smettere.

Io non gradisco, ma vedo che gli altri, papà compreso, lasciano passare, allora mi azzitto anche se non sto rilassata. Ci fanno fare un tour del paese attraverso gli accampamenti Turkana e Samburu, papà negozia delle belle foto a gente in costume tipico e a bimbi molto belli, qui infatti si sono mischiate varie etnie tra cui quella somala caratterizzata da una fisionomia particolarmente elegante.

Beviamo una tusker quasi fresca, gli altri comprano qualche stupidaggine io sto tesa perche ho due angeli custodi che mi stanno sempre appresso e non mi danno pace.

Si fa ora di tornare al campo (stavolta non vedo l’ora), il tramonto è uno dei più suggestivi che ricorderò , scattiamo una foto diamo dei soldi ai plastic e ripartiamo.

 

Mentre torniamo verso casa  il panorama che ho attorno è sublime e unico,ma nonostante ciò sono afflitta e confusa.  Non mi fa sentire bene sapere che per queste persone non sono altre che un portafogli to squeeze anche se allo stesso tempo mi rendo conto che questi ragazzi non hanno altro modo per guadagnare due soldi. Il sensibile Nicos si accorge subito che qualcosa non va in me dal mio innaturale silenzio e mi chiede, si preoccupa. Parlo con lui a lungo, mi sfogo, mi confronto con la sua esperienza , le sue delusioni, la sua particolare posizione intermedia isa perché eè meta British e metà Etiope sia perché vive un po’ dappertutto, ma non è di nessuna parte. Mi racconta che manda soldi a dei ragazzi per sostenere i loro studi, oltre a sensibilità ed acume ha anche un gran cuore.

 

Si fa ora di cena, come di consueto ci riuniamo sotto alla capanna in vista lago a lume di lampada a olio dove una abbondante e varia cena ci viene servita. Intanto Nicos ci intrattiene con alcune avventure di vita, belle e brutte. Beve persino un bicchierino di wiskey che il buon Federico ci stilla ogni giorno un’pochino al calare del sole d’oro (appunto il wiskey ne sottolinea la doratura), papà sembra gradire ogni sera di più, chiede il bis addirittura, tuttal colpa di Federico, mi sta diventando alcolista!

Anche stasera la croce del sud non si è vista colpa della luna troppo grande , troppo luminosa (eh magari la città vantasse di tali colpe di inquinamento luminoso!) dice Nicos che prima o poi la vedrò, ma quando se la luna è crescente?! Dice che dovrebbe essere visibile alle tre di notte,  e che se stanotte la vede mi sveglierà, dubito che riesca a svegliarmi a tale ora tanto più che domani c’è sveglia fortunata alle 8, che pacchia!

La porta della hut è aperta, ci sarebbe uno stuoino anch’esso in paglia, da srotolare,ma io e papà non ci pensiamo minimamente a levarci da davanti agli occhi il grande  turchese preistorico.

LALA SALAMA

Pubblicato in: Il diario